lunedì 28 dicembre 2015

36. Letture: Ziyad CLOT: Non ci sarà uno stato palestinese. Diario si un negoziatore in Palestina. A cura di Diana Carminati e Alfredo Tradardi, Zambon, 2011.

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Anche questo libro è dell’editore Zambon, curato però dalla coppia Diana Carminati e Alfredo Tradardi, che per altro loro libro, uscito nello scorso mese di giugno («Gaza e l’industria israeliana della violenza», DeriveApprodi edizioni: vedi) hanno fatto in giro per l’Italia ben 42 presentazioni, ottenendo l’esaurimento della prima edizione in 1.500 copie. Zambon ha il grande pregio di fissare prezzi bassi di copertina, per libri ben stampati, ma la cui promozione e circolazione ci sembra deficitaria. Anche Tradardi si è scontrato con censure e ostacoli frapposti al suo ultimo libro, episodi da lui narrati e resi pubblici, ma la sua ostinazione è stata superiore: ben 42 presentazioni di “Gaza e l’industria israeliana della violenza”, un libro implacabile e documentatissimo. Un noto giornalista sionista, per ostacolarne la diffusione ha evocato addirittura i “Protocolli”, di cui il libro “Gaza e l’industria israeliana della violenza” sarebbero l’analogo. Il libro è stato presentato anche in sedi universitarie, dove si era pure tentato di impedire il dibattito.

Ma torniamo al giovane Ziyad Clot, nato in Francia nel 1977, con la sua famiglia materna di origine palestinese. Ha vissuto a Parigi, in Egitto, in Israele-Palestina, nei paesi del Golfo. Avvocato, si è laureato all’Università di Parigi II. Sua madre è nata 60 anni fa ad Haifa, dunque, suppongo, una “profuga” della grande pulizia etnica del 1948, come lo è Gada Karmi, per la quale appronteremo altre schede di lettura. Per dare immediatamente un resoconto del contenuto, che poi analizzeremo, la cosa più breve è copiare direttamente dalla quarta di copertina: «A Ramallah, Ziyad Clot, accetta un posto di consigliere giuridico dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e diventa un negoziatore, partecipando alle trattative che dovevano portare alla costituzione di uno Stato palestinese entro la fine del 2008. Ma si arrende rapidamente all’evidenza: “Il processo di pace è uno spettacolo, una farsa, che si gioca a danno della riconciliazione palestinese e al prezzo del sangue versato a Gaza. E io sto per diventare, mio malgrado, uno degli attori di questo dramma”. L’autore si immerge nel cuore del processo di pace, ne svela le ipocrisie, le manovre delle parti che si svolgono dietro le quinte e le rivalità interne e internazionali che contribuiscono ad alimentare il fantasma della soluzione due Stati... ». Il libro è di lettura scorrevole e non presenta difficoltà. Lo abbiamo già letto, con profitto, ricavando la convinzione che il “processo di pace” è un miserabile diversivo per consentire sotto i nostri occhi la prosecuzione del “processo della pulizia etnica”, di cui una prova vivente è lo stesso Ziyad Clot, nato in Francia, nel 1977, da madre palestinese, nata da genitori profughi della pulizia etnica del 1948.

(Segue)

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